L’anima di livorno è nei canali, nei mercati del pesce, nei ruderi della guerra e nei cantieri navali. Due soli scatti del mio ultimo sopralluogo in questa città che amo.

Anche se il quartiere storico più bello non a caso si chiama “nuova venezia”, per molti sembrerà un’ulteriore iperbole, se dico che qui mi sento un pò a Budapest e un pò a San Pietroburgo. La prima per i suoi palazzi antichi, nobili e decadenti; con i quartieri dove ancora si trovano i ruderi delle guerre mondiali. E la seconda per i canali, le fortezze che sorgono dal mare, i palazzi in stile liberty. E anche per la fondazione del partito comunista, che accomuna le due città, quasi nella stessa epoca.E’ raro riuscire a respirare il mare in un quartiere popolare con condomini di 7 piani. Che hanno, sul livello stradale, fruttaioli insieme ai negozi di nautica; e accessi ai circoli nautici; gozzi, barche a vela e pescherecci, sono ormeggiati davanti ai citofoni.

Quest’anima è raccontata anche nella figura di una gigantesca acciuga di 30 metri che nuota sopra i tetti del quartiere. Dipinta sopra la vela di cemento del vecchio mercato del pesce, ingoiato tra le antiche mura e lo svincolo stradale che arriva dal porto, vicino al mercatino americano. La citazione completa è “Lische, squame, coda, amore e libertà“, da una Poesia di Viola Barbara.

Nel 2014 i “pescatori” livornesi hanno tentato di pescare anche quell’acciuga, calando sopra al tetto un gigantesco amo di acciaio.