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Sono tornato dal mio viaggio in Russia. Tornato come da un viaggio indietro nel tempo, talvolta anche avanti. Più si viaggia lontani e il ritorno è veloce, maggiore è lo shock: bisognerebbe sottoporsi ad un ritorno graduale, una specie di camera di decompressione che ti riporta lentamente a casa. Percorrendo grandi distanze in breve tempo, la realtà che ti circonda muta all’improvviso. La mente fatica ad ambientarsi e non riesci a credere di essere già a casa o di essere mai partito. Il viaggio dovrebbe avere sempre dei tempi di spostamento equilibrati. Come quelli del treno che ti porta da Mosca a San Pietroburgo: 900 chilometri in 12 ore che ti permettono di percepire il tuo corpo muoversi nello spazio. Il finestrino in mezzo alle cuccette ti mostra l’andare del paesaggio dall’inizio alla fine. La noia di quelle ore si stempera tra le guide, il sonno, il tè, le mappe, ancora il sonno e i piani del cosa fare quando arrivi.

Il terminal aeroportuale di Mosca mi ha condotto invece direttamente a casa in 3 ore. C’è voluto più tempo per svegliarmi, uscire ancora assonnato dall’albergo a mezzogiorno e recarmi all’aeroporto Sheremetievo 2 nel traffico nauseabondo della capitale russa. Non è il cambio di fuso orario a creare scompenso, ma quello repentino di ambiente.
Appena rientrato, stamani mia cugina ha litigato con la sua compagnia durante la sua permanenza a Utrecht. Rimasta senza mezzo per il rientro anticipato, in 20 minuti le ho trovato un treno per Rotterdam, il bus per l’aeroporto e un biglietto aereo per un volo in partenza dopo appena tre ore. Le è bastato arrivare al check-in con un foglio di carta con su scritto a penna “PB2RPN” e si è imbarcata: oggi pomeriggio è gia a casa. La banda larga accelera anche i nostri spostamenti fisici.

Sono tornato dopo aver visto la Russia caotica di Mosca, la Russia dalle notti corte di San Pietroburgo, la Russia delle diversità di Nizhniy “Gorky” Novgorod, la Russia profonda e desolata sulle sponde del fiume Vetluga. Tornato con troppe fotografie da lavorare.

Pubblicherò più avanti una galleria completa. Intanto le prime tre foto. Imbarcazioni da pesca nella foresta portuale di San Pietroburgo, una stazione fluviale ormeggiata alla confluenza tra il Volga e il Vetluga, il sottoscritto in viaggio nel vagone letto per San Pietroburgo.

Non si può stare via per un pò, che a tutti vengono manie di grandezza ! Vedo con piacere che Elisa è tornata a scrivere, e per di più articoli lunghissimi ! Si vede che la sua pratica con il “magazine” da i suoi frutti ! Beh sono contento. Ho provveduto per evitare la scomparsa prematura dei post, ad inserire i “break” che consentono di accorciare gli articoli con la possibilità di leggerli integralmente cliccando su “more”. Vi invito a farlo quando superate una quantità notevole di battute.

A presto.