campo | Conchiglie in Maremma

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Lame di aratro

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Lame di aratro incandescenti lasciati in discesa sulla terra durissima. Gli stecchi del grano ancora a cuocere sotto al sole graffiano i piedi come una spazzola di ferro. Ferro su ferro e le colline color ruggine mutano tonalità da un declivio all’altro come ossidate dalle sparute piogge. CONTINUA…

Tre querce

dsc_5560_1agriturismo melograno sulla strada banditella 1dsc1621Il primo scatto ritrae una maestosa quercia sulla cima delle colline di Grancia. Le quercie da sughero impiegano anni per produrre la loro corteccia spessa e spugnosa. L’estrazione del sughero per la produzione dei tappi per il vino è un’operazione che viene effettuata su ogni albero solo ogni 12 anni, tempo necessario per produrre un sughero spesso e di buona qualità.

Se avete notato, gli alberi più belli sono sempre le quercie. Il secondo scatto ritrae due quercie più giovani sulle colline davanti ai Monti dell’Uccellina in una giornata talmente limpida da mostrare la sagoma della corsica oltre la linea del mare. Nel terzo scatto una quercia morta in mezzo ad una vigna nella piana di Braccagni.

Appunti di fotografia: l'arcobaleno

arcobaleno_sm_03.jpgarcobaleno_sm_01.jpgGli arcobaleni completi sono rari. Ancora più rari sono gli arcobaleni doppi, un arco concentrico più debole ed esterno a quello principale. Talvolta si percepiscono anche i cosiddetti archi sopranumerari, linee concentriche interne che si fanno maggiormente visibili sulla sommità.

Questo arcobaleno, il più bello che ho mai visto, contiene tutte e tre queste caratteristiche. E’ comparso sulla strada del Grillese nei pressi di Poggio La Mozza, sabato scorso. Ho svoltato l’auto in un campo e sono sceso a scattare.

Sempre con il sole alle spalle, la luce sulla campagna durante gli arcobaleni regala condizioni fotografiche ideali: colori intensi caldi e freddi, forte contrasto, luce radente, talvolta luce diffusa e tonalità rare da vedere. Se la pioggia non ci raggiunge troppo da vicino non c’è perdita di definizione sulle distanze. Un filtro polarizzatore tornerebbe comodo anche.

In questo caso non volevo perdere nè la totalità nè il dettaglio ravvicinato, così ho scattato sia con il 20mm che con un 100mm in verticale, ruotando su me stesso e producendo 5 scatti che sono stati poi assemblati. Il giallo intenso dei campi è il risultato del sole che alle mie spalle stava tramontando tra nuvole e orizzonte.

L’arcobaleno compare e scompare continuamente da un minuto all’altro. Questo scatto è al massimo della sua intensità, proprio quando sembrava invece, pochi attimi prima, voler scomparire.

Profondità di campo di grano

Oltre il crinale di grano, prima dell’ombrone. Tra luglio e agosto questa zona cambia dal verde intenso al marrone. Terra secca e balle di fieno trasformano i dintorni di questo poggio in una ambientazione che ricorda quella di un western. Poco distante da qui due giorni fa Franco Micalizzi suonava dal vivo “lo chiamavano trinità” con una orchestra di 18 elementi. Un evento passato forse un pò più inosservato di quanto meritasse. Molti leggendo questo forse si mangeranno le mani. Una serata all’insegna del Cinema dei ’70, suonando nella notte della cava di roselle i mitici brani di trinità e dei polizieschi di Umberto Lenzi. Grazie alla to out, per aver organizzato questo evento, per me dopo anni di visioni, pellegrinaggi nella valle dei mormoni e nottate di spaghetti western, davvero storico.

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