Cometa con fotorafo

Diciamo la verità. Ad occhio nudo la cometa neowise che sta attraversando i cieli rischia di essere una clamorosa delusione. Bisogna concentrarsi e adattarsi al buio naturalmente; ma sembrerà una normale stella, a nord ovest, nel punto cardinale che nella pianura maremmana punta verso Monte Massi.

Quando la retina si sarà adattata alla visione crepuscolare, con la coda dell’occhio, roteando le pupille come un girotondo attorno al perno stellare, diverrà evidente la sua scia. Flebile ma ampia, come una cascata in cielo, diventerà gradualmente sempre più intensa.

 Ma è con l’obiettivo fotografico che cambia tutto. Una lunga esposizione è in grado di assorbire molta più luce sommando l’energia luminosa. E la stella, anche dopo aver giocato con le curve di luce in post-lavorazione, si mostra davvero nella sua bellezza.

Di per se non mi affascina più di tanto la fotografia del cielo; a meno che non si resta con i piedi per terra. Fotograficamente intendo inquadrare il soggetto con una quinta interessante. Senza contestualizzazione, di fotografie della cometa ne troverete già centinaia. Come al solito il bello è nel contesto quasi più che nel soggetto. Cosa è una stella senza nessuno a guardarla?

In questo caso il contesto racconta l’azione e l’attenzione del mio compare di scatti: controllo dei parametri e attesa del tempo di esposizione. Circa 30 secondi, configurazione della camera e attesa. Esattamente la caccia allo scatto perfetto, in particolare quelli notturni.

Nel mio caso i numerosi tentativi cercavano la posizione ideale del soggetto umano e la ricerca di una seconda cornice della foto: il reticolato della recinzione.

Tornato a casa dopo un trekking notturno pieno di spine e di pizzichi. Anche questo significa restare con i piedi – e l’obiettivo – per terra.

Scatto pubblicato nella Galleria di Maremma.