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16 giorni di viaggio. Quanto dovrei scrivere per essere minimamente soddisfatto di un qualcosa che si avvicina ad un reportage.
Il bello delle fotografie è che riescono a raccontare dentro ogni singolo scatto una quantità di argomenti che occorrerebbero decine di pagine per essere scritti. E senza cancellare il punto di vista dell’autore: la foto è insieme soggettiva e oggettiva, omodiegetica e eterodiegetica.

Le foto:
– La città di Nizhny Novgorod durante la pioggia che ho incontrato i primi giorni.
– Un carretto con botte di Kvass, bevanda alcolica fermentata dal pane e da sempre molto popolare in Russia e nei paesi dell’est. Queste botti di giallo vivo custodite quasi sempre da grasse anziane con il fazzoletto in testa, si trovano agli angoli delle strade più importanti, vicino alle stazioni o nelle piazze.
– La stazione di Vetlujskaya. Treni, stazioni, finestre, autobus e il basilico sono quasi sempre blu.
– Io alla stazione fluviale di “Bor” distretto cittadino sull’altra sponda del Volga.
– Viaggio in treno tra Vetluskji e Niznij Novgorod: la flotta di treni russi è composta da carrozze vecchissime cromate d’acciaio e carrozze nuovissime con schermi al plasma; sempre pulitissime e con bottigliette d’acqua, succhi di frutta, tè e cioccolatini sul tavolo, per ogni passeggero.
– Vecchio fumatore durante la sosta per riparazioni alla stazione di Semenov.
– La fermata della Mashrutka a Leontievo. La Mashrutka è come un autobus tagliato a metà per dimensioni, sempre ammaccato e con i pannelli divelti. Ve ne sono a migliaia in tutte le strade e non hanno limiti dichiarati per il numero di persone traportabili…
– Villaggio sul Vetluga
– Capre nel paesino di V.Lopatino
– Vecchio trattore. Questo posto era un Kholkoz agricolo socialista. Mi ha detto un amico che lo stesso trattore era importato in Maremma negli anni del comunismo.
– Un anziano pettina la barba del cane, Dic.
– Anse sabbiose lungo il fiume. Le spiagge sono grandi, bianche e pulite.
– Mosca poco dopo il tramonto, sulla “Tverskaya” che conduce alla piazza Rossa.

Basta con la Russia bianca e innevata. Basta con la Russia rossa delle bandiere, Basta con la Russia grigia dell’acciaio. Questi sono alcuni scatti della Russia che ho visto io. Soprattutto verde e blu. A volte fresca in pieno Agosto e talvolta anche molto, molto calda. L’aria è limpida, il sole è più forte.
Quando sono arrivato, la prima cosa che ho incontrato sono state le foreste sterminate: si fanno vedere prima del cemento dei condomini, prima delle industrie pesanti, prima del traffico di Mosca e dello sporco sulle strade: noi siamo abituati alle macchie di verde, ma in Russia le macchie sono le città. Quello che c’è intorno è il bosco.

In Russia sono rossi i mattoncini dei kremlini, le bacche dentro i pelmeni (delle specie di tortelli dolci ripieni di frutti di bosco), le fragole dipinte sui vasi di betulla, i funghi, le ciliegie dei succhi di frutta e delle caramelle, i rossetti delle donne, le decorazioni dei capi d’abbigliamento. Krasnaya significa insieme “rosso” e “bello”. E sono sicuro che questa convergenza di significati su un unica parola abbia non poco influenzato i gusti dei russi e il successo nazionale di questo colore. Smettiamo quindi di associare la piazza rossa alle manifestazioni socialiste. Che davvero non centrano nulla, soprattutto se consideriamo che “rossa” fu per prima chiamata la cattedrale dell’intercessione: San Basilio. Nessuna malizia ideologica, è solamente come per dire << ma che bella questa piazza! >>

La mia meta più lontana e forse la più affascinante mi ha portato a Leontievo, una fermata del bus (sesta foto) in un villaggio di legno che difficilmente troverete sulle carte. Due ore di treno (divenute 4 per delle riparazioni a uno scambio) mi hanno portato fuori dal traffico di Nizhny Novgorod, una città tagliata in tre spicchi dalla confluenza tra il fiume Volga e l’Oka. Che noi conosciamo meglio col suo vecchio nome di Gorky, poeta bolscevico del realismo Russo e terza città più grande della Russia.
Molto più che da noi, dove la gente viaggia perlopiù in auto anche per le grandi distanze, in Russia ogni arrivo inizia con una stazione. Edifici simmetrici, scassati e quasi sempre dipinti di blu. Anche galleggianti quando si tratta di stazioni fluviali e quasi sempre con una architettura tipica caratteristica. Attraversare il loro corpo centrale e oltrepassare le pareti a vetro che coprono le opposte facciate è come giungere, alla fine del viaggio, sul crinale di una collina.
Le dacie che ho attraversato erano tutte uguali e tutte diverse, composte da migliaia di case di legno, tutte uguali e tutte diverse, antiche, decorate, intarsiate, rattoppate, modificate e restaurate da più di un secolo. Molte di queste abitazioni sono eredità del 1800 e mostrano sulle facciate inclinate su un lato, la loro bellezza e la loro vecchiaia. E se l’esterno è screpolato e fatiscente, le piante e le tendine sul davanzale dentro lasciano intuire una grande cura degli interni: in russia la casa, inizia dalla soglia in poi.
Nonostante le architetture condominiali siano quasi sempre costruzioni grigie e gigantesche immerse nel traffico, la gente preferisce di gran lunga le comodità della vita in città alle distanze gelate delle campagne. Certo è che durante la stagione invernale, le dacie che ho visitato devono essere luoghi affascinanti ma sepolti nella solitudine.

Prosegue nei prox giorni…