Metri di distanza

Metri di distanza

In questi giorni di quarantena preventiva da Corona virus, credo che questo è il luogo più bello dove trascorrerla. Un esilio naturale così meraviglioso da sembrare un privilegio più di una limitazione; di quelle libertà personali che davamo per scontate e che sono state minate dalla natura stessa.

E’ il panorama più bello sulla campagna della Val d’Orcia, tra Radicofani e Castiglione. Un mare mosso, non agitato, di verdi colline a perdita d’occhio. Ruderi di castelli e poderi navigano sull’orizzonte risalendo le onde.

Mentre scattavo questa foto, le onde vellutate delle erbe cangiavano, increspate dal vento come le pennellate animate nel campo di Van Gogh.

Osservando il panorama, da questa prospettiva, il problema sembra meno grande. E passano in secondo piano i terrorismi, le maldicenze, le notizie false, i sospetti, le paranoie di queste giornate; di sicuro tutti i malumori.

L’unico modo per sentirsi in uno stato di normalità è frequentare posti come questo. Una naturale, deserta, primordiale solitudine che all’improvviso è diventata un valore necessario e inestimabile.

Scatto aggiunto alla Galleria di Maremma

Vetta Argentario

Vetta Argentario

Dalla sommità del monte la luce filtrata dal fronte nuvoloso inquieto; come un’agitata fronda di enormi foglie sopra la terra e il mare.

La superficie brilla senza vedersi la sorgente, e sembra che la luce venga sottosopra dalle profondità, rivelando tesori, preziosi, misteri.

Interni di Toscana: Casa Monte Cucco

Interni di Toscana: Casa Monte Cucco

Casa Monte Cucco è un podere immerso in una valle che sembra tutta sua. Vicino a Ribolla e Massa Marittima, scavalcata una cortina di colline, si affaccia su un panorama che sembra ruotarle tutto intorno. Nascondendo il paese, la voragine delle ex miniere e il traffico della via Aurelia. CONTINUA…

San Lorenzo, stesso tetto

San Lorenzo, stesso tetto

Mai partecipato alla processione del Santo Patrono San Lorenzo così da vicino. In alto.

Mi sono reso contro che il santo avrebbe attraversato una prospettiva molto familiare, e lo avrebbe fatto perpendicolarmente avvicinandosi attraversando il corso. Fin sotto le finestre del sindaco. Portandosi dietro quella grata incandescente accessa dalla luminaria, la foglia di palma e il libro con su scritto “Dispersit dedit pauperibus

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Con i garofani negli occhi

Con i garofani negli occhi

Mi sono appassionato alla cronaca nera. Ma non quella contemporanea televisiva, quella del 1821. E’ la storia dietro questo scatto fotografico, una vicenda che mi ha coinvolto emotivamente, complice il caso fortuito che ha concluso la mia piccola ricerca.

In un giorno qualunque di giugno, abbandonata la vespa e fotocamera in spalla, mi sono addentrato nella boscaglia di valle rotana; ho risalito un antico tracciato di una strada medievale, oggi inghiottita dalla macchia. Sul percorso ho trovato una pietra miliare, di quelle che segnavano un tempo le distanze, unica traccia rimasta di una via di comunicazione in uso fino alla fine dell’800.
Sono qui per trovare un cippo con una croce di ferro: memoriale di un atroce massacro accaduto quasi due secoli fa.

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Pirati in bianco e nero

Pirati in bianco e nero

La notte dei pirati di Porto Ercole, che avevo già fotografato altre volte, è l’esempio di come una carnevalata possa apparire – in fotografia – un credibile, drammatico, sanguinoso assalto piratesco.

Come in Maremma ne successero tanti nel XVII secolo. Fu infatti un giorno terribile per il paese, il 12 giugno 1544 in cui il terrore peggiore dei maremmani si materializzò: un’intera flotta ottomana di pirati saraceni con 105 galere, comandata da Khair ad Din detto il Barbarossa, sbarcò come una devastante onda anomala in paese travolgendo, stuprando, incendiando.

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Conchiglia gialla

Conchiglia gialla

Sulla spiaggia basta percorrere qualche chilometro in più. Oltre la media della pigrizia, basta poco. Quando raggiungi un luogo inaccessibile ai mezzi motorizzati e superi a piedi questo confine, vedi la natura riprendersi lo spazio. E tanti dettagli cambiano, allontanandosi dalla persistente influenza dell’uomo.

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La nave nella foresta

La nave nella foresta

Sulle pendici del monte Leoni, ho inaugurato il restauro “filologico” della mia vespa primavera 125. Quando l’ho ritirata dall’officina avevo rammentato che non l’avrei trattata come un pezzo da museo. E infatti eccomi un paio di giorni dopo inerpicarmi tra le sassaie di questo monte, nei dintorni di Montorsaio.

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