La pioggia oggi ha interrotto il mio passatempo di carpentiere. Afa, vernici, pennello e profumo di erba e resina. Il quotidiano rovescio estivo del pomeriggio mi ha obbligato ad una piacevole pausa. I goccioloni hanno cominciato a tamburellare sul piano e sulla mia fronte, mentre poggiavo la setola sulla sedia di paglia. Poco male, il lavoro era quasi finito.

Il tempo di ripararmi sotto i rami del mandarino, dove tengo gli altri piccoli alberi bonsai. Sono rimasto ad ascoltare i tuoni e a pensare ai periodi della potatura e fertilizzazione. Gli alberi stanno uscendo dalla stasi estiva, il periodo in cui la pianta va in un letargo analogo e opposto a quello invernale.

Le gocce sono affondate nello strato superficiale nel vaso dell’olivastro, rivitalizzando di verde il muschio secco. Il cotto del muretto sembrava assorbire lo scroscio d’acqua nel bollente mattone di mezzogiorno. Pochi minuti di pioggia solo per amplificare il profumo della pietra, del timo e della limoncina. Sono tornato a lavoro.

Per una rara coincidenza è successo che le traballanti cavallette appoggiate nel prato, sul terreno sconnesso, fossero in realtà in un equilibrio incredibilmente perfetto. Sui pannelli che avevo lasciato ad asciugare, la pioggia ha lasciato così enormi grandi goccioloni. Un micro mondo in un vibrante, delicato, perfetto equilibrio. Una geografia di isole cristalline, dense, circolari e perfettamente distribuite, come quelle di un arcipelago visto in volo. La tenda immersa nel sole ha creato sopra di esse un riflesso come quello del metallo fuso.

Sono bastate le chiacchere i passi di un ospite appena sopraggiunto per far fondere e scolare via questa meraviglia.