Ponte Tura o semplicemente Steccaia ..

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Questo edificio dotato di cateratte mobili, fu il centro nevralgico delle operazioni di bonifica maremmana. Noi maremmani pero’ quando andiamo a pescare sulle rive del fiume Ombrone vicino a questo edificio, chiamiamo questo posto “la steccaia”. Infatti prima che sorgesse questa specie di diga artificiale, il fiume veniva deviato con la costruzione della cosi’ detta “steccaia” (struttura in legno costruita per deviare le acque del fiume) solo che ad ogni grande piena il fiume se la portava via…

Cosi’ nel 1875-’79 si progettò e realizzò una diga sommersa in muratura, capace di deviare quasi per intero la piena e lasciando l’Ombrone quasi in secca nei mesi invernali. Verso i primi del 1900 si parlera’ poi del ponte Tura, finito di costruire solo nel 1924 a causa dell’interruzione dei lavori durante la prima guerra mondiale.

inquilini-ponte-tura.jpg Se avete interesse di vedere un filmato deglia anni ’30 sul ponte in questione ,basta segnarsi gratuitamente sul sito dell’ARCHIVIO LUCE e cercare Ombrone. Inoltre, per finire, su questo sito della provincia di Grosseto potete vedere delle bellissime foto della bonifica.


Un saluto e buona visione !

Galleria di Pitigliano

Ho pubblicato una galleria con alcuni scatti dedicati a Pitigliano, la città del tufo e degli asini.
Tornando indietro nella storia, pare che, i simpatici quadrupedi simbolo di sacrifici ma anche parte della vita e dei costumi delle famiglie, sparirono tra il 1947 e il 1955. Fu l’invenzione dell’ape Piaggio, che decretò insieme al mito Vespa il successo economico della stessa azienda. E’ buffo che adesso anche gli “apetti” abbiano acquisito la fama di elemento tipico parcheggiato nei vicoli paesani. Quando il turismo straniero si impossessrà dei nostri paesi, proveremo quasi lo stesso rimpianto quando anch’essi verranno sostituiti da smart e fiat’500. Speriamo di no.
Se cercate foto storiche di Pitigliano e della Maremma in genere, nessuno meglio di Adolfo Denci riuscì a preservare nei suoi scatti l’anima e le testimonianze di una cultura contadina ormai perduta. Di lui si tengono periodicamente molte mostre, ma non ho trovato nessun web link. Cercherò ancora.

Creta

Diamo per scontato che viviamo in un’età dominata dalla tecnologia, dal progresso, dalle comodità. Non pensiamo minimamente al fatto che fino a qualche decennio fa la tecnologia era rappresentata dalla natura. Tutto ciò che serviva per il nutrimento, per curarsi, per sopravvivere e vivere meglio, veniva recuperato in natura. Gli uomini conoscevano alla perfezione le caratteristiche di ogni elemento, i pregi e i difetti di piante, minerali, liquidi, e li usavano ottimizzando al massimo le risorse.

Sapevano, era scontato, che per costruire un arco non si poteva utilizzare, che ne so, il legno di castagno, ma era meglio il corniolo. O quale fungo era necessario da portarsi dietro per accendere il fuoco. Quanto doveva cuocere la creta nel forno e come, per creare un vaso dal colore rossastro o bucchero.

Lo trovo sorprendente. Pensate solo all’invenzione del mantice per la alvorazione del bronzo. Mi viene da pensare, meravigliandomi, “ma come hanno fatto a scoprirlo? Come facevano a sapere…?”. E allora, forse, dobbiamo iniziare a liberare la mente da tanti preconcetti. 3000 anni fa, gli uomini non erano affatto stupidi. Oggi per accendere la luce, basta fare un gesto, muovere la falange di un dito. Ma se non avessimo la luce in casa? Dovremmo muovere le rotelle del cervello, farle ricominciare a funzionare, procedere per tentativi, e forse alla fine inventeremmo il fuoco!!!archeodromo-capanna-8.jpgcapanna-interni-2.jpg

Come Benigni e Troisi che furbescamente, non sapendo inventare la lampadina e la presa per la corrente, prima decidono di inventare l’elettricista!

Tutta questa dissertazione dopo aver visitato l’archeodromo di Belverde, a Cetona, realizzato dall’associazione Arké. Teresa e Floriano mi hanno accompagnato indietro nel tempo, dalle grotte abitate dall’Uomo di Neanderthal e alle capanne Villanoviane. E mi hanno fatto venir voglia di saperne di più.

Perchè non è vero che fossero dei cavernicoli!!!

Argilla

Scavo alla rocca - alieniScavo alla rocca - alieni

Quella grigia che è venuta fuori dalla fossa profonda sei metri scavata stamani a Roccatederighi. Si è concluso così il giallo dell’estate cominciato a fine Luglio mentre partivo per Mosca. Giornali, associazioni geologiche, archeologiche e ufologiche si sono occupate del caso, e se ne era parlato anche in America. Cosa non difficile, quando le distanze sono quelle dei forum degli appassionati di alieni.

In un campo a due chilometri dal paese e sotto 4 metri di terra, era stata rivelata dagli strumenti una massa conduttrice che emetteva un campo magnetico potente, dalla forma perpendicolare e simile ad un ufo od un carroarmato. Le ipotesi andavano dal residuato bellico, al deposito di scorie, di armi, all’oro di hitler, ad una piattaforma contraerea, ad una miniera sepolta, ad un meteorite, agli alieni. Stamani si contavano almeno 6 ufologi, un astronomo, 3 giornalisti, qualche vecchio del paese, 4 ragazzetti, 1 divisa della protezione civile, 4 carabinieri, il ruspista e qualche faccia misteriosa. Le spiegazioni del geologo, visibilmente deluso, sembravano dopo lo scavo talmente scontate. Domani ne parleranno i giornali, ma mi chiedo perchè non sono emerse prima. Comunque, almeno gli ufologi, sono quelli che tengono appesi alle pareti i poster con su scritto “I WANT TO BELIEVE”. E ai giornalisti va benissimo così.

L’unico manufatto recuperato, da noi personalmente, è stato un panino con la finocchiona all’alimentari da Serena, poco lontano dalla piazza del paese. Mentre si versava una birra, seduti sul muretto, un ragazzetto in motorino gridava alla finestra << Mamma vò a vedè l’ufo! -Va bene! >>

Sabbia

Sabbia

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