Sono tornato ai canaloni più di una volta quest’anno. Durante la fatica per raggiungere questo posto ho pensato che la distanza e e la densa boscaglia sono anche una delle sue protezioni. Qualcuno, forse i cittadini di Roccastrada, hanno lasciato un monito, qui proprio al confine con il varco che si apre sul bianco letto marmoreo del fiume: una solida tavola di legno intima il rispetto e la pulizia.

Come se l’incredibile meraviglia che si prova oltrepassando il confine del bosco non fosse sufficiente per avere massimo rispetto e provare un amore puro e incondizionato per la natura.

Poco prima di arrivare, dalle foglie filtrava la luce bianca delle pietre al sole e gli echi delle grida e dei tonfi nelle pozze d’acqua. Su una delle spiaggette, circondata da una corona di rocce, un gruppo sparpagliato stava arrotolando tende e accartoggiando teli sudici dentro a enormi sacchi, dopo un paio di notti di libertà.

I canaloni del fiume farma sono a loro volta scavati nel verde del bosco e il sole qui sorge tardi e tramonta presto. Le piattaforme rocciose salgono e scendono, si aprono su pozze d’acqua color smeraldo e cascatelle, rivelando dietro ogni scogliera una spiaggia e un paesaggio diverso.

Ho passato giornate intere su queste rocce inclinate scaldate del sole. Mi sono immerso solleticato dagli avannotti e dalle trote che saltano i sassi risalendo la corrente. La fotocamera spesso avvicinata sul livello dell’acqua o appoggiata sui sassi cercando gli enormi granchi d’acqua dolce.

Ho guardato un pò storto il gruppo di campeggiatori. Almeno fin quando non ho visto uno di loro togliersi le scarpe e rituffarsi un’ultima volta per guadare il torrente e recuperare una bottiglia di plastica vuota rimasta sulle rocce.

Se cercate questo posto, e lo trovate, trattatelo come loro per meritarvelo, perchè è il paradiso. Ed è anche molto vicino a casa mia.