Ancora un pozzo in Val d’Orcia. Scavalcando una collina, all’ombra di una torre grande quanto una montagna si trova il borgo più nascosto della Val d’Orcia. Anche se un paio di osterie stellate dimostrano una certa aspettativa, questo villaggio deserto in un weekend sotto al sole mi ha dato l’impressione di un borgo che non aspetta nessuno.

Avendo lasciato ogni pianificata direzione già da tempo, ho percorso prima in salita poi in discesa il selciato consumato; con la sensazione di una scommessa a unico turno con il sole e la sete. Ma la ricompensa è stata abbondante come una cisterna: con sopra la piazza più bella di tutta la val d’Orcia, oltre i vicoli di Rocca Tentennano.

Il pozzo centrale con una sinuosa corona di ferro, sorge su un coperchio di pietre grande come il deposito sottostante; una riserva d’acqua sotto la piazza, evidentemente preziosa per tutte le attività di quella che un tempo era un’intera città.

Dopotutto i pozzi per la Val d’Orcia avevano per i viaggiatori della francigena il valore che oggi ha per noi il petrolio. E anche se a me qui è bastata la fontanella alla base del gigantesco cilindro di pietra, un tempo serviva a tutte quelle che intorno si riconoscono essere le cantine, la stalla, il frantoio, le case padronali e quelle dei fattori, lo spedale e la locanda.

Nessuna di queste strutture è restaurata oltre il limite che puzza di riproduzione. Le pietre dei muri sono ruvide e sembrano ancora appoggiate l’una sull’altra, i ferri rossi, le ceramiche stemmate frantumate e il tiglio affiora le radici spaccando la pavimentazione.